S A N T   A N T O N I O ,

I L  F U O C O  E  L A  P E L L E

di Valeria Apicella

dal 26 maggio al 10 giugno 2025
10.00-13.00 e 16.00-19.00

preview il 25 maggio, ore 11.00
opening il 28 maggio, ore 18.00 

puntozerovaleriaapicella

Ex Lanificio, piazza Enrico de Nicola 46
in fondo al cortile grande scala B, primo piano

ingresso gratuito

 

Sant’Antonio, il fuoco e la pelle esplora la pelle degli animali come un riflesso capovolto della nostra percezione.

Sulla Natura, il cuore della mostra, è una serie di opere in pelle e tessuto realizzate con i residui della produzione conciaria del quartiere Carbonara di Napoli, dove lavora Valeria Apicella. Il quartiere ospita da secoli negozi di pellami che riforniscono le fabbriche e artigiani della produzione di borse e scarpe.

La pelle degli animali diventa nel corpus di opere un elemento che ribalta il senso della produzione: Valeria Apicella recupera i resti delle pelli con le forme al negativo degli oggetti prodotti e da queste forme, senza tagliare ne ritocare ma per collage, ne crea altre. Lavorare la pelle richiede di entrare in relazione con quei corpi di mestiere che hanno macchine adeguate e tecniche tradizionali per assemblare. Cosi il progetto indaga anche la trasmissione, la conquista di antichi saperi artigianali della zona.

I frammenti di cuoi, cuciti e assemblati su tessuti, costituiscono stendardi che richiamano i temi della natura e delle principali questioni ambientali. Gli assemblaggi restituiscono alla pelle degli animali un valore contemplativo ed invitano ad un “ecologia della memoria”: ritornare alla natura delle materie e a ciò che nei residui ancora ci parla di forme di vita e di sacralità.

Il lavoro con la pelle è anche legato ad un azione performativa realizzata nel 2023, Con tatto ti vedo. La performance ideata da Valeria Apicella mette in relazione due persone attraverso un tessuto connettivo, i stessi stracci di pelle usati dopo per Sulla Natura. Con tatto ti vedo, a mezzo di questi pezzi, permette a due persone di entrare in contatto precisamente sul punto della pelle. Queste pelli poi vengono lasciate al pavimento creando delle isole di connessione tra le persone.

L’ecologia di Sulla Natura nasce cosi di una ecosomatica.

Dentro la mostra, in dialogo con Sulla Natura, un’installazione video cattura il fuoco tra il campo ed il fuori campo, prima ancora di farsi immagine, bruciando lo sguardo e la pelle dello schermo.

Una scultura in legno e metallo sorge come un bastone rituale, strumento di cammino ed oggetto incendiario. Custodisce una fiamma legata ad una figura animale che accompagna e sostiene. Richiama la leggenda di Sant’Antonio Abate, il santo eremita, protettore degli animali, che attraversa l’inferno per riportare agli uomini il fuoco salvifico.

Sant’ Antonio è anche colui che aiuta a guarire dal rogo interiore detto “fuoco di Sant’Antonio” con il miracolo del grasso applicato sulla sua immagine. Un santino regalato ai visitatori ci invita a riprodure l’antico gesto sull’immagine delle pelli della mostra.

In questo confronto tra fuoco e materia, la mostra costruisce un paesaggio concettuale e percettivo dove il sacro incontra l’organico e dove il corpo – animale, umano, spirituale – si fa spazio di trascendenza.

“Arte e pelle, Apicella rilegge gli scarti degli artigiani”

Corriere del Mezzogiorno, 8 giugno 2025

A proposito di “Sant’Antonio, il fuoco e la pelle”

Massimiliano Maglione

Nell’opera recente di Valeria Apicella, intitolata significativamente Sulla Natura, si manifesta un approccio che sfugge alla mera rappresentazione estetica per collocarsi deliberatamente nello spazio concettuale del processo, della memoria materiale e della relazione tra corpo, ambiente e lavoro umano. Attraverso l’utilizzo di tessuti come lino e cotone, accostati a frammenti di pelle recuperati dalle filiere conciarie locali, l’artista propone una riflessione complessa sulla condizione transitoria e interdipendente della materia e sul rapporto problematico, spesso conflittuale, tra la dimensione naturale e quella industriale.
L’opera si sviluppa secondo una modalità installativa che rivela immediatamente il suo carattere provvisorio e nomade: i materiali sono sospesi nello spazio dello studio, disposti secondo livelli e stratificazioni che generano una trama visiva di sovrapposizioni, trasparenze e ombre. Questa scelta espositiva non rappresenta soltanto un espediente formale, bensì un preciso dispositivo concettuale che richiama alla mobilità e al carattere aperto dell’opera, sottolineando come Apicella privilegi il processo rispetto alla forma compiuta, la possibilità rispetto alla certezza.
A livello estetico, il lavoro sfrutta la tensione tra la delicatezza dei tessuti, percepiti nella loro apparente leggerezza, e la durezza tattile della pelle, materiale denso di significati simbolici, economici e politici. Tale opposizione genera un’interessante frizione percettiva e concettuale, in cui la pelle si configura come una vera e propria “pelle sociale”, testimonianza diretta e cruda delle filiere produttive, portatrice visibile della violenza latente nei processi industriali. In questo senso, l’opera si pone in dialogo con una tradizione artistica che esplora il corpo e la superficie come metafora della vulnerabilità e dell’identità collettiva.
Tale pratica assume particolare rilevanza nell’ambito delle recenti riflessioni sulle politiche della sostenibilità e sulla crisi ecologica contemporanea. Il recupero di scarti, la loro ricombinazione in nuove forme possibili e l’apertura costante a una rigenerazione materica e simbolica rappresentano infatti strategie precise attraverso le quali Apicella prende posizione. Il progetto più ampio “Fuoco fuori le mura” dentro cui Sulla Natura si colloca, assume infatti una forte valenza politica e sociale, suggerendo una reinterpretazione della nozione stessa di scarto non più come semplice residuo, ma come risorsa potenziale, elemento capace di generare nuovi significati e pratiche di sostenibilità culturale e ambientale.
Vale inoltre la pena sottolineare come Valeria Apicella, performer per formazione e pratica consolidata, stia qui esplorando in maniera consapevole una nuova dimensione della propria ricerca, confrontandosi con l’ambito delle arti visive e riflettendo sulle possibilità trasformative di questo linguaggio rispetto al proprio percorso artistico precedente. In modo naturale e senza forzature, l’artista ha saputo inoltre individuare una correlazione con la figura simbolica di Sant’Antonio e la metafora del fuoco, sfruttando questo pretesto per arricchire ulteriormente la profondità concettuale dell’opera. Inoltre, la scelta di lavorare con materiali che conservano memoria delle loro origini produttive propone implicitamente una critica al consumo e alla mercificazione della natura. L’artista opera certamente un inversione poetica: ciò che era destinato alla dispersione diviene centro dell’attenzione estetica e riflessiva, ponendo in evidenza la responsabilità etica insita in ogni scelta artistica e curatoriale contemporanea.
Infine, il carattere nomade e aperto dell’installazione, che si presenta come dispositivo sempre suscettibile di cambiamenti e nuove configurazioni, invita a considerare l’opera stessa come una sorta di organismo vivente, soggetto a evoluzione e interazione continua con il contesto e con il pubblico. È questa dinamica di trasformazione, così brillantemente individuata e articolata, che può segnare una traiettoria fertile per lo sviluppo della sua ricerca artistica e visiva.

L’iniziativa è promossa efi nanziata dal Comune di Napoli nell’ambito del Maggio dei Monumenti 2025 – “Napoli cuore ardente, mente illuminata”, e organizzata in collaborazione con la Municipalità 4.